Deserto siriano

Per strade tortuose, ma infine riuniti

La storia che leggiamo nella Genesi di Giacobbe ed Esaù è da un certo punto di vista semplice e comune. Due fratelli e una benedizione, e una eredità se vogliamo. Una lotta e un inganno, poi la rabbia di Esaù e la fuga di Giacobbe per paura di essere ucciso e poi lunghi anni di separazione.

Poi dopo lunghi anni ecco il ritorno di Giacobbe. E la paura. Come andrà il loro incontro?

Genesi 33:1-4 Giacobbe alzò gli occhi, guardò, ed ecco Esaù che veniva avendo con sé quattrocento uomini.

Allora divise i figli tra Lea, Rachele e le due serve. Mise davanti le serve e i loro figli, poi Lea e i suoi due figli, e infine Rachele e Giuseppe. Egli stesso passò davanti a loro, e si inchinò fino a terra sette volte, finché si fu avvicinato a suo fratello.

Ed Esaù gli corse incontro, l’abbracciò, gli si gettò al collo, lo baciò e piansero.

Piangono. Questi uomini che si sono scontrati, questi fratelli che probabilmente si sono odiati, che poi hanno costruito la loro vita con forza e determinazione, ma lontani, e che negli anni si sono pensati con timore e con rabbia, adesso, adesso che di vita ne è passata, adesso che sono anche ricchi, adesso che si sono affermati, sono destinati a rincontrarsi.

Fino alla sera prima, non era passata la paura della vendetta e forse non era passata ancora parte della rabbia, ma ecco che ora in mezzo alla pianura circondati da tutti i loro parenti e servi piangono.

Sciogliersi in lacrime, si dice, sciogliere la tensione e l’attesa, ripensare in un attimo a tanti anni in cui si tira avanti senza vedere mai la fine del tormento, adesso sono superati come di colpo. Adesso sì: un lungo periodo di sospensione è finito e la vita può riprendere.

 

Quando siamo in presenza del Signore, come al culto, come nella preghiera, come nella lettura delle dolci parole di grazia di Gesù Cristo, alle volte rivediamo tutta la nostra vita, piena di fatiche e di domande e di dubbi, ci fermiamo e scopriamo tutta la tensione che l’ha pervasa e la pervade…

E il Signore ci dice che il passato è passato, ma oggi è un nuovo giorno.

L’accoglienza misericordiosa di Dio è come l’abbraccio forte di un padre o madre o fratello o sorella, che si è lasciati da tempo, che non avevamo compreso, che avevamo temuto, ma adesso non conta più ciò che è stato, anzi conta, conta moltissimo, ma è superato, e siamo pronti a vivere rinnovati.

Fratelli e sorelle in cammino per le strade tortuose dell’esistenza, ecco chi siamo, ma riuniti dal Signore per vivere ancora, e per vivere per sempre. Amen