folla

Non rendere inutile la presenza del Signore

Geremia è un profeta che sempre è in mezzo al suo popolo. In un brano si fa interprete dei sentimenti del popolo a cui sembra che il Signore non sia più presente in mezzo a loro:

Speranza d’Israele, suo salvatore in tempo di angoscia, perché saresti nel paese come un forestiero, come un viandante che si ferma per passarvi la notte? Perché saresti come un uomo sopraffatto, come un prode che non può salvare? Eppure, SIGNORE, tu sei in mezzo a noi, e il tuo nome è invocato su di noi; non abbandonarci! (Geremia 14:8-9)

Dunque è come se il Signore non fosse presente vicino a loro, anzi che fosse presente ma solo come qualcuno che passa indifferente… Perché mai?

La riflessione del perché di Geremia è in un altro versetto subito prima:

SIGNORE, se le nostre iniquità testimoniano contro di noi, opera per amor del tuo nome; poiché le nostre infedeltà sono molte; noi abbiamo peccato contro di te. (Geremia 14:7)

Le infedeltà numerose di quel popolo lo portano ad allontanarsi dalla sua via e dunque dalla sua presenza benigna ed efficace. Il non cercare il Signore, infatti, è come rendere inutile la sua presenza benigna.

Ci si chiede a volte, ma ho pregato il Signore e come mi ha risposto? Certo ci serve pazienza, ma nello stesso tempo bisogna sapere che il Signore ci risponde in tanti modi differenti, che alle volte non comprendiamo subito o a cui non pensiamo.

Cerchiamo il Signore perché sempre lo si può trovare nella nostra vita, e sentiremo la sua presenza benigna e sicura vicino a noi. Affidiamoci allora al nostro buon pastore, a Colui che unico dà salvezza, perché in Gesù Cristo, c’è grazia, salvezza, vita. Amen