Aumentaci la fede?

Mangrovia

Gesù dice di perdonare il fratello che fa qualcosa contro di noi sette volte al giorno, e allora…

Luca 17:5-6 Allora gli apostoli dissero al Signore: «Aumentaci la fede».  Il Signore disse: «Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo sicomoro: “Sràdicati e trapiàntati nel mare”, e vi ubbidirebbe.

Gli apostoli si trovano di fronte ad una versione assoluta della fedeltà al Signore e ai suoi precetti. Gesù è molto più esigente della legge di Mosè e dell’applicazione che gli era stata data nei secoli. Nei versetti precedenti ha detto loro qualcosa come “devi perdonare sempre”, ma anche altre volte gli ha stupiti con la radicalità della vita che egli indica. A questo punto gli apostoli, e noi con loro, si sentono perduti, “aumentaci la fede” è dunque una richiesta per tentare di uscire dall’impasse, dal sentirsi inadeguati dinnanzi al Cristo.

Ciò che non va è che la domanda degli apostoli rivela una concezione della fede sbagliata, e in due aspetti. Prima di tutto è come se la fede per loro fosse qualcosa che gli/ci appartiene. Secondo aspetto, legato al primo, è come se si potesse misurare. Concepiscono la fede e spesso lo si fa spesso correntemente, come di un’abilità che si abbia e come di una potenza o di una ricchezza, che si possa avere un po’ di più o un po’ di meno.

La risposta paradossale di Gesù, che dice che se sé ne possederebbe pochissima si potrebbero fare cose incredibili, ribadisce che non si possiede neanche un briciolo di fede, infatti è un dono di Dio, e non si misura.

Molti commentatori vedono nello sradicare l’albero per ripiantarlo in mare, una paradossalità che significa che la fede può fare cose che vanno oltre la ragione. Anche ammesso questo, qui l’esempio di Gesù vuole sottolineare invece l’inutilità di una fede che se nostra, sarebbe fine a sé stessa, senza criterio.

Non è questione di una grande fede, dunque, ma di aver fede in un Dio grande. Ovvero, detto in altre parole, non è importante aver fede in maniera generica, come spesso si sente dire, ma in chi si ha fede.

Certo che non riusciremo a perdonare sempre chi ci ha offeso, certo che non riusciremo ad essere così pieni di amore per il prossimo come Gesù Cristo ci richiede, ma infine non dobbiamo fare affidamento in noi stessi, nella nostra forza o capacità, e neanche nella nostra grande o piccola devozione, ma dobbiamo affidarci a Dio, che ci fa misericordia e grazia.

Miracoli quotidiani

Ciò vale in generale, per tutte le cose che facciamo come cristiani. Ora vorremmo avere grande fede per fare tante e grandi cose, ma il discorso di Gesù prosegue dicendo che alla fine siamo tutti come servi inutili, traduzione: è Dio che fa ogni cosa.

Vorremmo forse fare cose mirabolanti e in fondo inutili. Gesù con l’esempio dell’albero, ci rende attenti alle cose strane che la gente scambia per miracoli. Come Dio viene invocato solo in casi eccezionali, come se non intervenisse nella vita quotidiana per darci vita, per salvarci da pericoli o malattie, anche attraverso la medicina e le cure, così è anche per la vita del cristiano.

Mentre serve fede, in un Dio presente in maniera discreta, per vivere quotidianamente, per fare delle cose per nulla eccezionali secondo il mondo, ma segnate da quell’amore che ci ha insegnato Gesù.

Occorre fede per essere umani, per vivere con umanità, con attenzione al prossimo, con costante rigorosa attenzione alle conseguenze delle nostre azioni, per non nuocere, per avere slanci di generosità, non sempre legati a meschini calcoli…

Non colpevolizziamoci

Questo passo allora, invece che colpevolizzarci come ad alcuni sembra, è in realtà liberante perché ci insegna la nostra grande dipendenza dal Signore, che anche dà la fede.

La risposta di Gesù spiazzante, alla domanda in parte comprensibile dei discepoli, dice che non devi affatto domandarti se hai abbastanza fede. Questa è solo una domanda sbagliata. Dunque inutile e quindi probabilmente pericolosa, perché ti mette il dubbio di non aver abbastanza fede, e ti deprime e ti porta pian piano a dubitare di credere e quindi a dubitare di Dio stesso.

Non dobbiamo infatti avere in testa un ideale di fede (ad esempio l’eremita sulla colonna che riesce a non mangiare per giorni e giorni oppure il grande predicatore radiotelevisivo…). Alcuni ideali sono magari in parte o in tutto sbagliati, ma non solo se sono ideali, sono staccati dalla realtà quotidiana, e dunque non possono servire realmente da esempio, ma al contrario deprimono la nostra concretezza.

Dobbiamo quindi solo aver fede, cioè letteralmente fidarsi di Dio che ti darà aiuto e guida e sostegno. La fede donata dal Signore ti darà l’energia e le parole per affrontare le varie situazioni della vita; ti toglierà la timidezza dell’annuncio cristiano; ti sorreggerà lungo il cammino facendoti scoprire la sua misericordia. Amen