Se i credenti fossero misericordiosi…

Certamente è ovvio che il credente parli attraverso la preghiera con Dio: lo prega, gli espone i propri problemi, le proprie richieste e quelle di altri, è un dialogo in cui alle volte gli espone dubbi e la sua rabbia, come si legge anche in alcuni salmi, ma può ragionare con il Signore di teologia? Può intavolare una discussione su ciò che è giusto o sbagliato, e anche essere ascoltato?

È quello che fa in un brano, per certi versi sorprendente, Abramo. Infatti dopo che Dio lo ha scelto per insegnare la via alle generazioni che verranno, Dio decide di rivelare ad Abramo i suoi propositi su Sodoma e Gomorra, per informarlo e in fondo per vedere cosa ne pensi. Infatti è giunto al Signore il grido, cioè la lagnanza, contro Sodoma e Gomorra. città che si dice si distinguono per la loro ingiustizia, per il loro disprezzo del diritto.

Il SIGNORE disse: «Siccome il grido che sale da Sodoma e Gomorra è grande e siccome il loro peccato è molto grave,
io scenderò e vedrò se hanno veramente agito secondo il grido che è giunto fino a me; e, se così non è, lo saprò».
Quegli uomini1 partirono di là e si avviarono verso Sodoma; ma Abraamo rimase ancora davanti al SIGNORE2
Abraamo gli si avvicinò e disse: «Farai dunque perire il giusto insieme con l’empio? Forse ci sono cinquanta giusti nella città; davvero farai perire anche quelli? Non perdonerai a quel luogo per amore dei cinquanta giusti che vi sono? Non sia mai che tu faccia una cosa simile! Far morire il giusto con l’empio, in modo che il giusto sia trattato come l’empio! Non sia mai! Il giudice di tutta la terra non farà forse giustizia?»
Il SIGNORE disse: «Se trovo nella città di Sodoma cinquanta giusti, perdonerò a tutto il luogo per amor di loro».
Abraamo riprese e disse: «Ecco, prendo l’ardire di parlare al Signore, benché io non sia che polvere e cenere.
Forse, a quei cinquanta giusti ne mancheranno cinque; distruggerai tutta la città per cinque di meno?» E il SIGNORE: «Se ve ne trovo quarantacinque, non la distruggerò».
Abraamo continuò a parlargli e disse: «Forse, se ne troveranno quaranta». E il SIGNORE: «Non lo farò, per amore dei quaranta».
Abraamo disse: «Non si adiri il Signore e io parlerò. Forse, se ne troveranno trenta». E il SIGNORE: «Non lo farò, se ne trovo trenta».
Abraamo disse: «Ecco, prendo l’ardire di parlare al Signore. Forse, se ne troveranno venti». E il SIGNORE: «Non la distruggerò per amore di venti».
Abraamo disse: «Non si adiri il Signore, e io parlerò ancora questa volta soltanto. Forse, se ne troveranno dieci». E il SIGNORE: «Non la distruggerò per amore dei dieci». (Genesi 18,20-32)

Il motivo del contendere

Quale è la questione di cui Abramo dibatte con il Signore? Sembra ovvio, ma vale la pena di soffermarcisi.

Dato che in seguito il racconto ci mostra che Lot e la sua famiglia vengono espressamente salvati dalla distruzione, può sembrare che Abramo sia un intercessore efficacie verso quei giusti che perirebbero.

Nell’antichità c’era però un’idea della responsabilità collettiva, che diceva che la città in cui c’è molta ingiustizia finisce per far perire i suoi abitanti, compresi gli innocenti. Allora la salvezza di alcuni è forse una questione moderna o secondaria.

Però non è solo questione di salvare alcuni, e nemmeno in fondo una questione di morale, infatti Abramo chiede che il luogo, la città sia salvata per alcuni giusti, che l’amore per alcuni giusti salvi la città.

Significativo è poi il fatto che Abramo obietti al Signore con quel “non sia mai”, che letteralmente suonerebbe “ciò è profano”. Ciò è in un certo modo sorprendente, Abramo dice che così facendo il Signore agirebbe non come Signore, che è santo, ma in maniera profana, non santa, come uno qualsiasi. Abramo argomenta quindi partendo dalla santità di Dio. E proprio perché Dio è santo, dice che il suo operare deve essere magnanimo.

Nella mentalità del tempo, ma in fondo anche oggi, infatti, si trova quasi ovvio che la città sarebbe perita per la colpa di molti, ma Abramo chiede che la città sia salvata in forza di un piccolo numero di giusti, e questo non è per niente ovvio.
Qui c’è l’idea della misericordia di Dio, che per merito di pochi giusti salva la città colpevole. Gli innocenti possano salvare, dunque, non solo se stessi, ma anche gli altri.

Che poi sia detto che il Signore ricordandosi di Abramo salva Lot, certo ci dice che l’intercessione di Abramo è stata accolta e che il Signore riconosce la responsabilità individuale, ma non toglie che questa idea di salvezza da pochi sia presente nell’Antico e poi nel Nuovo Testamento.

C’è adombrata infatti3 una nuova interpretazione di giustizia di Dio, non la condanna per tutti per i molti in colpa, ma la salvezza di tutti per i pochi giusti. Infine sarà allora un unico, vero giusto: Gesù Cristo, a salvare tutta l’umanità.

Ragionare col Signore

Abramo sa, come anche dice, di essere polvere e cenere, ma parla e discute perché la grazia di Dio lo rende capace di parlare e di discutere con il Signore.

Alle volte alcuni vedono come qualcosa di inutile e forse dannoso il ragionare sulla Scrittura, il cercare di comprendere il messaggio evangelico, il fare teologia.
Anche cercare un’interpretazione biblica che non sia la tradizionale, ma che illumini il nostro cammino attuale, risponda alle nostre domande e ci aiuti nelle nostre situazioni concrete, sembra qualcosa magari impossibile.
Eppure proprio perché il Signore ci libera dal legalismo di certe interpretazioni farisaiche, proprio perché ci dà grazia, nonostante i nostri errori, noi possiamo, anzi dobbiamo, essere attivi teologicamente, cioè quelli che non danno per scontato quello che si dice, anche riguardo a Dio, e cercano la sua via oggi. Quella via che Abramo con la sua fedeltà e anche con la sua dialettica con il Signore ci mostra.

Abramo è ben più moderno di quanto non immaginiamo l’Antico Testamento, ma anche di quanto purtroppo molti nostri contemporanei pensino siano i credenti o debbano esserlo.
È dunque un testo liberante, perché ci libera dal convenzionale per restituirci tutta la vitalità del messaggio biblico di fronte ai problemi attuali, ci incammina alla ricerca di soluzioni e non solo di prese di posizione, a un modo nuovo di essere credenti, che alle volte ci manca come chiese: rigoroso, ma nello stesso tempo familiare, franco, e pur sempre rispettoso, con il Signore.

Ed è il Signore che a questo ci chiama!
La versione più antica del testo in cui il Signore sta dinnanzi ad Abramo ed è come se aspettasse le sue osservazioni, fu giudicata indegna in passato di Dio, ma invece è in questo modo che Dio dà la possibilità ad Abramo di parlare, di confrontarsi. Prende la decisione di comunicarglielo e poi attende il suo ragionamento. E ciò fa anche il Signore con ogni figlio di Abramo, con ogni credente.

Non dimentichiamo, allora, che siamo cenere e polvere, ma anche che non siamo burattini, ma chiamati dal Signore ad essere su questa terra uomini e donne responsabili e pensanti e anche, coloro che dialogano con Lui, anche quando siamo resi perplessi dalla vita.

Misericordia

Come abbiamo detto, Abramo chiede misericordia a Dio per altri che non conosce. Ha un senso di umanità che non gli fa condannare subito e a priori i malvagi delle città, ma invece sospende il suo giudizio e si chiede quale sia la cosa degna di Dio. La giustizia a tutti i costi o una visione più complessiva e insieme più attenta ai singoli?

Ecco allora che Abramo diviene il campione della fede nel chiedere al Signore di essere misericordioso e di fare grazia.
Se i credenti si concepissero in questa maniera: come i misericordiosi di un Dio misericordioso, come agenti di grazia, come coloro che cercano di essere di benedizione non solo per sé, ma anche per gli altri… pronti certo ad indicare la via stretta del Signore, ma nello stesso tempo ad essere fortissimamente coloro che non dimenticano e anzi annunciano strenuamente la grazia del Signore in Gesù Cristo per gli esseri umani… beh, allora il mondo sarebbe ben diverso!
Amen

  1. gli inviati di Dio.

  2. Attenzione nel testo più antico: Dio rimane dinnanzi ad Abramo, è dunque il contrario: Dio aspetta che Abramo prenda la parola, quasi ad incoraggiarlo in questo.

  3. è ovvio una interpretazione cristiana, per gli ebrei grosso modo è il popolo di Israele che per l’umanità rende culto al Signore.

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