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Non soli, ma un popolo

La prima lettera di Pietro è scritta per persone che erano divenute cristiane e probabilmente erano di origine pagana, schiavi e poveri soprattutto. In un mondo i cui valori erano potere, ricchezza, grado sociale, in una società militarizzata, gli umili e gli schiavi erano non solo senza e con poca dignità, ma anche erano fragili, isolati da un punto di vista sociale in un contesto difficile, variabile e senza sicurezze.

Mentre essere parte del popolo eletto, di Israele, aveva un valore di forte dignità e in un certo senso di sicurezza per il legame con il Signore, anche se si era poveri o disprezzati, non così era per quelli che erano pagani. Ma proprio a questi l’apostolo dirige il suo annuncio:

Ma voi siete una stirpe eletta, un sacerdozio regale, una gente santa, un popolo che Dio si è acquistato, perché proclamiate le virtù di colui che vi ha chiamati dalle tenebre alla sua luce meravigliosa; voi, che prima non eravate un popolo, ma ora siete il popolo di Dio; voi, che non avevate ottenuto misericordia, ma ora avete ottenuto misericordia. (I Pietro 2,9-10)

Certamente le cose sono cambiate rispetto alla società del I secolo in cui vivevano i destinatari della lettera, però ieri come oggi, il messaggio dell’evangelo raggiunge persone che sono sempre meno collegate fra loro, nonostante le assicurazioni sociali, nonostante la presenza di vari aiuti, spesso soprattutto nelle città si perde o si è già perso quel clima di solidarietà, di essere insieme sulla stessa barca. Invece insieme ad una maggiore autonomia, apprezzata e sbandierata, si è anche più soli, si vive di più alla ventura, e se ne sente il peso quando le proprie forze scemano oppure si devono affrontare nuovi problemi.

Il messaggio dell’apostolo raggiunge dunque, ieri come oggi, le persone più isolate e fragili, ma anche quelle più integrate e stabili, ma che non sanno per quanto lo saranno, per farle sentire parte di un popolo, della famiglia dei salvati del Signore. Ecco il senso del culto è anche questo, non un insieme di singoli, ma una comunità riunita. E una comunità riunita per lodare Dio e proclamarlo ad altri.
Anche il proclamare la grandezza e la bontà di Dio non è un compito di singoli, ma qualcosa di tutta la comunità. E qui ci sarebbe da riflettere molto nelle nostre chiese, ma anche da apprezzare il trovarsi insieme.

Ora, essere un popolo, una gente santa, non è dovuto da particolari doti che noi abbiamo, ma solo dalla misericordia di Dio, un messaggio di salvezza per sola grazia, che viene qui declinato per farci sentire in comunione fra noi e con il Signore stesso.
Ecco perché l’evangelo è buona notizia, perché chi lo ascolta sarà rallegrato da questo messaggio, perché non è il messaggio di un dovere, del non sentirsi all’altezza, ma messaggio che include, che apre a tutti, che proclama in Dio l’unico re e creatore di questo popolo che ne riceve la benedizione. Amen