Stranieri con una promessa

Nel capitolo 11 della lettera agli Ebrei il predicatore mostra alcuni esempi di fede tratti dall’Antico Testamento: i patriarchi, persone che hanno creduto a Dio e alle sue promesse, ma come ad esempio Abramo, ma sono morte prima di vederle effettivamente realizzate.

Persone che il predicatore mostra come esempi di quella fede che: è certezza di cose che si sperano, dimostrazione di realtà che non si vedono (Ebrei 11:1)
Ma ciò ovviamente diviene anche annuncio della realizzazione di quelle promesse nel Regno di Dio.

Tutti costoro sono morti nella fede, senza ricevere le cose promesse, ma le hanno vedute e salutate da lontano, confessando di essere forestieri e pellegrini sulla terra.
Infatti, chi dice così dimostra di cercare una patria;
e se avessero avuto a cuore quella da cui erano usciti, certo avrebbero avuto tempo di ritornarvi!
Ma ora ne desiderano una migliore, cioè quella celeste; perciò Dio non si vergogna di essere chiamato il loro Dio, poiché ha preparato loro una città. (Ebrei 11:13-16)

Qui troviamo il concetto che come credenti non siamo in patria sulla terra, ma siamo della patria celeste. Essere forestieri, pellegrini su questa terra è divenuto quasi proverbiale per i cristiani, ma non va dimenticata la forza e la verità di questo annuncio.

Per alcuni, per problemi, per lo sradicamento avuto, possiamo pensare ai profughi, queste parole possono risuonare anche più forti.
Ma se ci pensiamo: spesso, pur sentendosi di una terra, di una patria, dinnanzi alle difficoltà, infedeltà, ingratitudine, mancanze della comunità e società in cui viviamo, alle volte non ci sentiamo del tutto a casa in un luogo di questa terra.
E se vi aggiungiamo tutti i dolori e le malattie e le imperfezioni che vi sperimentiamo, ci domandiamo se questo mondo è proprio fatto per noi, se siamo realmente qui a casa nostra.
La vita sembra infatti scorrere, non nella sua pienezza, ma mortificata ed in effetti il potere della morte, con le malvagità, malattie, disgrazie e infine la morte stessa, limita e deturpa la vita.

Dove vivremo allora con tutte le nostre capacità e possibilità? Dove realizzeremo tutto il nostro potenziale umano?

E dove saremo felici realmente, senza cordoglio o grido o invecchiamento, senza pensare che poi comunque c’è la morte?

Nella nostra vera patria, quando saremo con il Signore.

Promesse La vita eterna nel Regno di Dio, una creazione nuova senza la morte, è quella a cui siamo destinati, il nostro obiettivo. E questo dà una visione differente della vita, per l’appunto pellegrini che sanno che nulla gli manca se il Signore è loro vicino.

Ma non è tanto il senso di estraneità che deve prevalere, anzi su questa terra non dobbiamo fuggire, ma essere solidali con gli altri. È invece da coltivare il senso di una eredità, di una promessa che verrà mantenuta dal Signore.
Questo porta a sentirsi come coloro che possono vivere pienamente qui, pur come forestieri, perché sanno che ciò che siamo, le cose belle che sperimentiamo a abbiamo sperimentato sono come un’anticipazione di ciò che avremo nel Regno di Dio.
Questa è la forza e la bellezza del dono di grazia che riceviamo dal nostro Dio anche per questa nostra vita da pellegrini. Amen

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