Sopravanzare

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Che tipi questi apostoli… nell’evangelo di Marco troviamo che Giacomo e Giovanni, due dei dodici apostoli, subito dopo che Gesù predice per la terza volta la sua passione, il suo soffrire e andare verso la croce, gli chiedono:

«Concedici di sedere uno alla tua destra e l’altro alla tua sinistra nella tua gloria». (Marco 10:37)

Vorrebbe dire che, senza prestare la dovuta attenzione alla sofferenza del Cristo, già pensano alla gloria del Cristo. Già questo è qualcosa di sorprendente: infatti non tengono in conto la sofferenza per la quale dovrà passare, non lo consolano in qualche modo, né ne sono molto rattristati, ma vanno già oltre con il pensiero. Come se la gloria non fosse acquistata a caro prezzo.

Anzi, con questo chiedere di essere alla destra e alla sinistra, intendono di essere ai posti privilegiati vicini al trono del Cristo, già pensano ad assicurarsi i primi posti nel Regno che viene.

Saltano senza problemi la sofferenza e la morte del Signore, per pensare al tornaconto personale, anzi a sopravanzare tutti gli altri. Ma si sa: così è l’animo umano.

Gesù allora gli chiede se sanno quello che aspetta a lui, come sofferenza e se su questo piano possono seguirlo. Lo fa parlando in modo figurato di battesimo e di calice, per intendere le prove dolorose per le quali dovrà passare.

Ma Gesù disse loro: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete voi bere il calice che io bevo, o essere battezzati del battesimo del quale io sono battezzato?» Essi gli dissero: «Sì, lo possiamo».
E Gesù disse loro: «Voi certo berrete il calice che io bevo e sarete battezzati del battesimo del quale io sono battezzato;
ma quanto al sedersi alla mia destra o alla mia sinistra, non sta a me concederlo, ma è per quelli a cui è stato preparato». (Marco 10:38-40)

A questo punto gli altri 10 apostoli si arrabbiano con Giacomo e Giovanni. Perché si arrabbiano? Dalla risposta di Gesù capiamo perché non vogliono essere inferiori ai due fratelli, Giacomo e Giovanni, è dunque solo un motivo di supremazia. Infatti la risposta di Gesù è chiara: all’interno della chiesa non funziona così come nel mondo.

I dieci, udito ciò, cominciarono a indignarsi con Giacomo e Giovanni.
Ma Gesù, chiamatili a sé, disse loro: «Voi sapete che quelli che son reputati principi delle nazioni le signoreggiano e che i loro grandi le sottomettono al loro dominio.
Ma non è così tra di voi; anzi, chiunque vorrà essere grande fra voi, sarà vostro servitore;
e chiunque, tra di voi, vorrà essere primo sarà servo di tutti. (Marco 10:41-44)

Non si tratta allora di sopravanzarsi, né di una concorrenza per i primi posti, ma di mutuo servizio, di sostenersi gli uni con gli altri, di visione comunitaria. Non c’è spazio per prove di forza o peggio azioni di violenza, ma serve autentica fraternità, stare insieme sullo stesso piano, tutti con uguale dignità.

E la base di tutto questo sta proprio nella dimensione di servizio che caratterizza l’azione di Gesù Cristo nel mondo, infatti il brano si conclude con le parole di Gesù che dice:

Poiché anche il Figlio dell’uomo non è venuto per essere servito, ma per servire, e per dare la sua vita come prezzo di riscatto per molti». (Marco 10:45)

Ecco l’annuncio della croce che è vita e salvezza per noi.

Certamente un invito ad essere una comunità e non solo un insieme di persone. Ma anche una notizia di riscatto: riscatto dalle ingiustizie, dai dolori, dagli errori, riscatto dalla morte.

Annuncio di un dono di vita non dovuto alla nostra astuzia e alla nostra capacità di sopravanzare gli altri, di tendere tranelli, di cogliere opportunità in tutti i modi, ma solo vita dovuta al servire di Gesù Cristo.

E dunque se Gesù viene per la nostra vita, per servizio verso di noi, sappiamo dunque a chi possiamo sempre rivolgerci per avere sostegno, forza, vita.
Amen