magi bizantini

Aperti e non isolati

Dei Magi sappiamo una serie di cose inventate. Il fatto che arrivino da lontano, sontuosi e ricchi, e poi scompaiano per sempre, è sempre stato misterioso e intrigante, tanto da alimentare leggende, tanto da dargli dei nomi, come anche immaginarli dei re e farne dei simboli di etnie differenti.
Ma anche il tema che la loro visita apre resta sempre vivo: quello del rapporto con i non cristiani, con quelli che sono di altre religioni. Alle volte quel rapporto è un confronto serrato e perfino violento, altre volte invece come in questo caso è una sorta di misterioso legame fra spiritualità differenti, tradizioni antiche, mondi religiosamente lontani.

Se come cristiani siamo convinti che come scritto in Giovanni 1,18: nessuno abbia mai visto Dio, ma Dio si è fatto conoscere in Gesù Cristo, nondimeno non possiamo liquidare tutte le altre esperienze spirituali, religiose, filosofiche, di sapienza umana e di nazioni intere con una semplice definizione di vane superstizioni.

Il confronto dei primi cristiani, ad esempio, con la civiltà classica è stato certo da una parte deleterio, se pensiamo all’idea di una religione di Stato da imporre con la forza dell’imperatore, ma anche proficuo culturalmente ed anche in certo modo teologicamente.
Ad esempio: se per alcuni il tema trinitario è osteggiato come prodotto reso possibile solo dall’impostazione culturale greca, per altri invece è una evidenza dell’importanza anche teologica di certa cultura classica, che quella comprensione ha reso possibile.

Con i magi, i maghi venuti dall’Oriente, noi siamo di fronte addirittura a degli astrologi babilonesi o comunque orientali, che comprendono che una nascita eccezionale è avvenuta. Non è questa un’accettazione dell’astrologia, ma il fatto che il Signore si serva della cultura e degli elementi di fede e di riflessione degli esseri umani per farsi conoscere, in questo caso della cultura astrologica che non era solo qualcosa da oroscopo, ma vera e propria antica filosofia.

In più però, proprio perché il Signore riconosce positività ad ogni essere umano tutto va certo valutato, ma non svalutato. Come dice l’apostolo “Esaminate ogni cosa e ritenete il bene”.

Anche il caso di ciò che portano i non credenti, quando questo non diviene sberleffo ignorante, ma seria ricerca sull’umanesimo e del senso della vita in sé stessa, va valutato, ma non svalutato. Quando si parla di diritti umani e libertà, ad esempio, si ricordi che l’idea di una società aperta non è venuta in primis dalle religioni, che dopo gli hanno messo quasi il cappello, ma come contrapposizione con una certa visione delle chiese.

Quindi questo testo ci insegna umiltà. Umiltà nel riconoscere ciò che di buono c’è negli altri, di altre fedi o confessioni, credenti o no, sapendo che sono persone preziose agli occhi del Cristo che è morto anche per loro.

Gesù era nato in Betlemme di Giudea, all’epoca del re Erode. Dei magi d’Oriente arrivarono a Gerusalemme, dicendo:
«Dov’è il re dei Giudei che è nato? Poiché noi abbiamo visto la sua stella in Oriente e siamo venuti per adorarlo».
Udito questo, il re Erode fu turbato, e tutta Gerusalemme con lui.
Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, s’informò da loro dove il Cristo doveva nascere.
Essi gli dissero: «In Betlemme di Giudea; poiché così è stato scritto per mezzo del profeta:
E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei affatto la minima fra le città principali di Giuda; perché da te uscirà un principe, che pascerà il mio popolo Israele“».
Allora Erode, chiamati di nascosto i magi, s’informò esattamente da loro del tempo in cui la stella era apparsa;
e, mandandoli a Betlemme, disse loro: «Andate e chiedete informazioni precise sul bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, affinché anch’io vada ad adorarlo».
Essi dunque, udito il re, partirono; e la stella, che avevano vista in Oriente, andava davanti a loro finché, giunta al luogo dov’era il bambino, vi si fermò sopra.
Quando videro la stella, si rallegrarono di grandissima gioia.
Entrati nella casa, videro il bambino con Maria, sua madre; prostratisi, lo adorarono; e, aperti i loro tesori, gli offrirono dei doni: oro, incenso e mirra. (Matteo 2:1-11)

In più, a sottolineare la necessità di umiltà, c’è da osservare un profondo contrasto fra la Gerusalemme del re, del potere, ma anche religiosissima che conosce le carte, le Scritture, che sa che il Messia nascerà a Betlemme e che sarà della stirpe di Davide, e questi stranieri che lo riconoscono e lo adorano come re la cui importanza va oltre i confini di Israele.
Possiamo immaginare anche un intento polemico da parte di Matteo nel raccontare questo contrasto fra i pii ebrei e i pagani che invece conoscono Cristo, antesignani di quelli che diverranno cristiani, ma in più possiamo dire come alle volte per interpretare bene la Scrittura ci serve anche vedere cosa fanno e dicono gli altri, alle volte per contrasto, e in questo di solito i religiosi sono ben ferrati, altre volte però per imparare dagli altri. per imparare a scoprire il significato attuale e fecondo della Scrittura.

In questo senso la chiesa evangelica riformata che vive nel suo tempo e nella sua epoca è certo sempre esposta al rischio di essere secolarizzata, di perdere cioè il suo essere santa, cioè messa a parte, e divenire un pezzo del mondo. Ma anche ha quel confronto serrato e fecondo per comprendere il tempo in cui si vive e giungere ad annunciare Cristo a tutti.
Quando mi chiedono per criticare sul futuro della nostra chiesa e del fatto che fra poco sarà finita, perché non dura e pura, penso che andare avanti o finire dipenda sempre dal Signore, ma penso anche che dobbiamo rischiare di essere fino in fondo chiesa come noi abbiamo compreso debba essere: aperta e non isolata dal mondo, per poter arrivare con quella parola di stupore e di speranza fin nelle vite dei nostri contemporanei così bisognosi della Parola della vita.

E di questo annuncio fa parte il messaggio che ci viene dall’adorazione dei magi, in particolare dai doni che portano. Infatti proprio la menzione di oro, incenso e mirra è presente nel testo evangelico, sono infatti i doni che si devono portare ad un re, al Signore.
L’annuncio di salvezza avviene anche dicendo che abbiamo un Signore e non solo un Salvatore. L’annuncio di Natale, un bambino c’è stato dato, un Salvatore è arrivato, è da completare con quello dei magi: Egli è il Signore. È il principe della pace, ma il Principe.
Ubbidienza dunque e non solo ricevere salvezza, è l’annuncio cristiano. Annuncio che il senso della nostra vita è nell’ubbidire al nostro Signore, che la fede non è solo un lenitivo per i mali che ci capitano o che alle volte ci siamo insensatamente procurati. Ma è seguire il nostro Signore nel vivere, nel lavorare, nel costruire la nostra famiglia o la società…
Questo ci dà un senso della vita come missione, ci comunica forte di avere una vita con uno scopo. Fino all’ultimo giorno di vita ci sono per qualcosa, per fare la volontà di Dio in questo mondo.

I magi ricevuta la rivelazione della stella si mettono in cerca del luogo dove è nato il Cristo, immaginiamo si siano organizzati per partire, abbiano attraversato il deserto o comunque affrontato un lungo viaggio, poi domandano ad Erode e proseguono fino al piccolo villaggio di Betlemme… è una ricerca e anche questo ha sempre avuto un certo fascino, ma è anche una metafora forse della nostra vita in ricerca del Signore, del vero Signore di ogni cosa.

Ebbene a ben vedere, come per i magi è anche per la vita di ogni essere umano, il Signore ha fatto in modo che iniziassero a cercare e il Signore li ha guidati fino in fondo alla meta. Il Signore ci viene a cercare e ci trova in Gesù Cristo ripetono i vangeli.

È per questo che possiamo aver fiducia per noi e per gli altri, perché il nostro Signore ci viene a trovare e a salvare infine, dovunque noi siamo e comunque noi siamo. Amen