Falò a Pramollo per un XVII febbraio

Intorno al fuoco

Abele e Caino s’incontrarono dopo la morte di Abele.
Camminavano nel deserto e si riconobbero da lontano, perché erano ambedue molto alti. I fratelli sedettero in terra, accesero un fuoco e mangiarono. Tacevano, come fa la gente stanca quando declina il giorno. Nel cielo spuntava qualche stella, che non aveva ancora ricevuto il suo nome.
Alla luce delle fiamme, Caino notò sulla fronte di Abele il segno della pietra e lasciando cadere il pane che stava per portare alla bocca chiese che gli fosse perdonato il suo delitto. Abele rispose: “Tu hai ucciso me, o io ho ucciso te? Non ricordo più: stiamo qui insieme come prima”.
“Ora so che mi hai perdonato davvero” disse Caino “perché dimenticare è perdonare. Anch’io cercherò di scordare”. Abele disse lentamente: “È così. Finché dura il rimorso dura la colpa.» (Jorge Luis Borges – da Elogio dell’ombra)

Immaginare l’esistenza dopo la morte, il Regno di Dio o paradiso che dir si voglia, è qualcosa che sempre affascina e si prova a fare, anche se sappiamo che non si può immaginare una realtà tutta differente da quella terrena di cui abbiamo esperienza.

E insieme alle immagini inventate, alle volte temerariamente, ecco le domande: come saranno superate le colpe che ci portiamo appresso dalla vita, pur ricevendo la grazia di Gesù Cristo? E quel parlare di salvezza e di perdizione a cosa realmente si riferisce? Alle persone intese come un corpo avulso dalla propria storia oppure come ad una esistenza, ad una vita con le sue tante esperienze, miserie e nobiltà? E se solo le cose buone e giuste risorgessero con noi? E se solo quelle fatte con amore?

Non ci sono risposte certe ovviamente, perché anche la Bibbia ne parla per immagini e con estremo riserbo. Ma leggere di Caino e Abele intorno al fuoco, come scrive Borges, ti aiuta a immaginare per avere qualche buona idea in più per il tuo presente.