Caravaggio San Tommaso

Come san Tommaso

Tommaso. Tanto si è detto di questo episodio e di questo apostolo, da rimanere addirittura proverbiale essere come san Tommaso.

Eppure ogni volta che leggiamo questo testo penso che ci immedesimiamo con Tommaso e, se ci stacchiamo dai modi di dire e leggiamo il testo così com’è, possiamo vedervi cose nuove.

Or Tommaso, detto Didimo, uno dei dodici, non era con loro quando venne Gesù.
Gli altri discepoli dunque gli dissero: «Abbiamo visto il Signore!» Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi, e se non metto il mio dito nel segno dei chiodi, e se non metto la mia mano nel suo costato, io non crederò».
Otto giorni dopo, i suoi discepoli erano di nuovo in casa, e Tommaso era con loro. Gesù venne a porte chiuse, e si presentò in mezzo a loro, e disse: «Pace a voi!»
Poi disse a Tommaso: «Porgi qua il dito e vedi le mie mani; porgi la mano e mettila nel mio costato; e non essere incredulo, ma credente».
Tommaso gli rispose: «Signor mio e Dio mio!»
Gesù gli disse: «Perché mi hai visto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!»

Or Gesù fece in presenza dei discepoli molti altri segni miracolosi, che non sono scritti in questo libro; ma questi sono stati scritti, affinché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e, affinché, credendo, abbiate vita nel suo nome. (Giovanni 20:24-31)

il corpo glorioso

Innanzitutto il corpo di Gesù Cristo risorto è per noi un elemento di grande interesse. Perché
Gesù Cristo risorto non viene subito riconosciuto, anzi si spaventano alla sua vista come di fantasma, e poi viene a porte chiuse: passa fra le pareti o si materializza dinanzi a loro, ma -nello stesso tempo- viste le ferite è proprio lui in carne ed ossa, e poi perché ha ancora le ferite…

Noi non sappiamo bene come siano state le cose, abbiamo parole umane che descrivono qualcosa che non è dell’esperienza umana e non sappiamo descrivere come saranno le cose, ad esempio i corpi dei risorti, ma sappiamo che nel mondo futuro di Dio saremo accolti, non come un pensiero di Dio o come fantasmi, ma come persone con un nuovo corpo glorioso: non soggetto all’invecchiamento, alla malattia e nemmeno soggetto agli errori del presente.

Ecco quando la chiesa ha annunciato la resurrezione nel tentativo di spiegare e rendere più plausibile, ha descritto, ha inventato, e così ha reso meno credibile, infine, l’annuncio dei testimoni.

dubbio e certezza

Ecco allora Tommaso. È uno di noi? Il suo dubbio non è il dubbio di ogni essere umano?

Ma non è solo questo Tommaso.

Tommaso vuole vedere, vuole toccare, vuole essere sicuro in prima persona del risorto, e non per sentito dire. Da una parte non si fida dei suoi compagni, dei condiscepoli (oltre a non fidarsi delle promesse di Dio), ma non per questo viene cacciato fuori dagli altri, gli altri hanno pazienza con lui, perché anche loro sono stati incerti ed increduli, perché sanno che credere al Risorto è cosa dura per un umano abituato, assuefatto alla morte.

Infatti siamo come esseri umani così abituati alla morte e al morire, che sembra impossibile aver vita ancora.

Per questo anche noi come i compagni di Tommaso abbiamo o dovremmo avere condiscendenza per chi dubita della resurrezione. E tanti sono i cristiani e le cristiane -nella mia esperienza pastorale- che dubitano.

Dovremmo avere condiscendenza anche perché alle volte le persone hanno ricevuto un annuncio, come dicevo, con cose non dette nella Bibbia.

Ed anche perché senza speranza di vita dopo la morte certo si è nel fondo dell’animo disperati. A che vale la tua fede? Allora si ha bisogno di annuncio e non di giudizio.

garanzia

D’altra parte Tommaso rappresenta anche una garanzia. Non vado in giro per il mondo (si racconta che abbia fondato chiese in India, che ancora oggi lo venerano come fondatore) per quello che dicono altri, ma ci vado come persona che ben sa ciò di cui si parla, che ne è sicura personalmente.

Una garanzia anche per noi, i testimoni del Risorto non sono avvinazzati, non si sono “fumati qualcosa” come si direbbe oggi per aver visto il Risorto, ma invece hanno visto, hanno riflettuto, si sono ben concentrati sull’avvenimento.

per noi

Anche per noi pur non vedendo il Risorto vale in un certo modo quello che vale per Tommaso.

Lo Spirito infatti soffia, la presenza del Signore può essere ben avvertita e intesa nella propria vita. Anche noi possiamo chiedergli di farci sentire chiaramente la sua presenza nella nostra vita per testimoniare di Lui ogni giorno. Non credo se non sento il tuo intervento nella mia vita.

E uno delle maniere per questo è comprenderlo con le Scritture. Non solo come testimonianza degli apostoli e dei profeti. Ma anche come Parola che mi interpella, che mi parla, che mi fa sentire che dice proprio di me e della mia situazione attuale e specifica.

Signore mio

Infine ecco la dichiarazione di fede di Tommaso: «Signore mio e Dio mio!»

Da un certo punto di vista è inaspettato. Raccontano però che a quel tempo era il vezzo, diciamo così, di un imperatore il farsi chiamare così.

Quale forza è dunque questa che muove un gruppetto all’inizio di pavidi e dubbiosi a sfidare le signorie del mondo e quella di allora è ben presente con cavalli e cavalieri, carri e fanteria e controllo assoluto del territorio nel dire il mio Signore è il mio Dio è solo Gesù Cristo risorto!

Ne è della nostra vita, dunque, dell’avere vita. E ne è della nostra libertà.

La libertà, ciò di cui si parla tanto. Si è liberi realmente solo se non si ha più paura della morte. Cosa possono farti gli uomini se dalla tua c’è il tuo splendido e potente Signore di ogni cosa, il primo e l’ultimo?

Siamo realmente liberi allora se abbiamo fede nel risorto e nella resurrezione.

Ecco perché è importante annunciarla ed affidarsi a questo annuncio. Non ne va di una magra consolazione, ne va della nostra libertà interiore, della nostra dignità di esseri umani, della nostra vita qual figli di Dio.
Amen