Ci sono dei limiti?

Il 20 febbraio a Chiese in diretta abbiamo sentito il vescovo cattolico romano Charles Morerod ribadire e specificare le sue perplessità su un battesimo amministrato in una chiesa evangelica riformata nel nome del Sole, della Luna e della Terra.

L’affermazione non è nuova ed era stata giudicata allora intempestiva, ma le perplessità del vescovo cattolico coincidono però anche con le forti perplessità di vari pastori e membri di chiesa. E non tanto per un problema ecumenico.

Anche se si riconosce, infatti, il valore di un pluralismo teologico all’interno delle chiese riformate, ci si chiede però se ci siano dei limiti a quello che si può affermare nel culto o a nome della chiesa, prima di perdere le caratteristiche di una Chiesa evangelica.

La questione non è data da un solo caso, ma da tanti: dalla pastora che non crede in Dio come persona, al pastore della Germania dichiaratamente ateo che va in giro a tenere conferenze su quanto farebbe bene il suo lavoro, a tante occasioni un po’ ambigue, come quando ad un funerale non si annuncia la resurrezione.

Tutte situazioni che sconcertano e fanno sentire i membri di chiesa poco rappresentati. Ci si chiede perché, se un pastore o una pastora hanno perso la fede o credono in qualche altro dio, insistono a far parte della chiesa e anzi pretendano di insegnare ad altri come si potrebbe fare.

Alcuni lo fanno per piacere a tutti, in questo mondo moderno pieno di ateismo più o meno palese, ma dimenticano che la chiesa proprio etimologicamente è l’insieme dei chiamati e non di tutti e in qualche modo non ne rispettano le convinzioni profonde. Altri lo fanno per superficialità, altra caratteristica del mondo moderno.

La questione non è così semplice da risolvere, se mai ce ne sia l’intenzione. Infatti in molte delle chiese riformate svizzere è stata abolita nell’Ottocento la confessione di fede di riferimento. Lo si fece in nome della libertà di fede e di ricerca, ma forse a quell’epoca anche senza una confessione di riferimento si mantenevano quelle caratteristiche peculiari dell’identità protestante come il Solo Cristo o la Sola Scrittura.

Oggi sembrano non esserci proprio limiti. È ora di una nuova Riforma nell’ambito delle chiese? La fedeltà all’evangelo non comporta anche dei punti fermi in positivo come la signoria di Cristo?

Sarà possibile, e dovrebbe esserlo, far condividere libertà di ricerca e la serietà della ricerca e la responsabilità del far parte di un organismo che ha una storia e un’identità acquisita nei secoli?


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