Luoghi sacri?

Santuari, templi. luoghi di forza, recinti sacri… sono da sempre presenti nella cultura umana e ancora oggi sono sempre molto ricercati… Anche Salomone, il re figlio di Davide, decide di costruire il tempio di Gerusalemme nonostante al padre non fosse riuscito, cioè il Signore non glielo aveva concesso.

Però lo stesso Salomone si rende conto di quale pretesa umana sia quella di edificare il tempio di Gerusalemme come la casa di Dio. E aggiungiamo noi era anche consapevole del fine politico, o comunque di gloria umana, che esso aveva, come lo avevano la costruzione di grandi cattedrali e mausolei.

Infatti Salomone si domanda:

“Ma è proprio vero che Dio abiterà sulla terra? Ecco, i cieli e i cieli dei cieli non ti possono contenere; quanto meno questa casa che io ho costruita!” (I Re 8:27)

La domanda che Salomone si fa: “ma è proprio vero che Dio abiterà sulla terra?’’ è una domanda che molti si fanno. E proprio per questo allora sembra che ci voglia un santuario, un tempio, un recinto sacro. Sembra ci voglia un posto cioè che abbia quelle caratteristiche speciali per cui si possa incontrare Dio.

In fondo, proprio come evangelici, siamo sempre stati attenti a mettere in guardia che non ci sono luoghi di preghiera privilegiati, per affermare invece con forza che Dio si può pregare ovunque. Il rischio è infatti, non solo dare potere a chi gestisce quei luoghi, ma soprattutto far pensare che la propria vita sia in rapporto con Dio solo in alcuni luoghi o per certe occasioni.

In questo tempo però anche alcuni evangelici dimostrano interesse per luoghi speciali, che certo non sacralizzano del tutto, ma a cui attribuiscono un fascino speciale,

Penso che questo venga da un allontanamento dalla chiesa come comunità di fede. Per una popolazione che sempre più è lontana dal culto, dalla lettura biblica, che non prega più prima dei pasti, che non parla di fede… quel sottolineare evangelico che “Dio è sempre presente”, si è trasformato in un “allora non c’è mai”, Cioè proprio per una società secolarizzata, che toglie Dio dalla sua giornata, sembrano servire luoghi e tempi speciali. Sappiamo però che sono solo un ripiego.

Infatti Salomone nel continuare la sua preghiera al Signore dice:

“Tuttavia, o SIGNORE, Dio mio, abbi riguardo alla preghiera del tuo servo e alla sua supplica, ascolta il grido e la preghiera che oggi il tuo servo ti rivolge.
Siano i tuoi occhi aperti notte e giorno su questa casa, sul luogo di cui dicesti: Qui sarà il mio nome! Ascolta la preghiera che il tuo servo farà rivolto a questo luogo!
Ascolta la supplica del tuo servo e del tuo popolo Israele quando pregheranno rivolti a questo luogo; ascoltali dal luogo della tua dimora nei cieli; ascolta e perdona!” (I Re 8:30)

In realtà, la domanda non è dove il Signore sia presente, ma lo preghiamo? Lo cerchiamo? Non è la presenza di Dio, di dove sia, dove intervenga il nostro problema. Il problema è rivolgerci a lui. Dunque il tempio, anche per chi era lontano, diveniva il luogo verso cui rivolgersi al Signore, ricordava la preghiera, questo aspetto centrale della vita del credente. Non era luogo magico, come molti santuari attuali, ma “ricordo” della presenza di Dio nel mondo.

Così come lo è il culto, la lettura biblica, una festa cristiana, un battesimo, ma anche ogni momento della nostra esistenza. Perché la presenza del Signore c’è sempre, ed è vicino a noi, siamo noi che alle volte non ci pensiamo e non ci rivolgiamo al Signore. Siamo noi che rinunciamo alle volte ad un dialogo che ci porterebbe in una rocca sicura.

“Ascolta e perdona”, chiede Salomone. Quando qualcuno dice “però il Signore non risponde”, attenzione perché spesso vuol dire che già non sta cercandolo più, che ha già rinunciato all’aiuto del Signore, forse anche per non chiedere perdono.

Siamo fiduciosi invece: il Signore può essere sulla terra, anzi è a noi vicino, basta cercarlo, invocarlo, pregarlo.

Non è importante il come o dove, ma basta aprirsi alla sua presenza, per esserne rinfrancati.

È per questo che lo preghiamo in Gesù Cristo perché sappiamo che in Gesù Cristo non contano le parole o le forme o la nostra distanza, perché in Lui troveremo sempre il nostro Salvatore.

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