Il fondamento

L’apostolo Paolo, parlando della sua attività di annuncio dell’evangelo dice che egli ha posto un fondamento attraverso la sua predicazione per la vita di quella chiesa e delle persone che ne fanno parte. Ed aggiunge:

Nessuno può porre altro fondamento oltre a quello già posto, cioè Cristo Gesù. (I Corinzi 3:11)

Il fondamento della chiesa cristiana e il fondamento della vita del cristiano deve essere Gesù Cristo. Nel senso che per essere cristiani non si può cambiare questo fondamento, e non si può aggiungere altre fondamenta, ma Gesù Cristo è la base.

Ritrovare il fondamento

I Riformatori (questa infatti è la traccia del sermone in occasione della Festa della Riforma) hanno per l’appunto richiamato la Chiesa a ritrovare e ripristinare il fondamento che era è e sarà sempre Gesù Cristo. La celebrazione della Riforma, allora, più che celebrare i Riformatori o la Riforma, dovrebbe essere proprio un ripensare a come trovare, ritrovare e ribadire il fondamento.
Noi certo quindi ricordiamo i Riformatori e la loro opera vitale in un’epoca che aveva visto la Chiesa perdere forma e sostanza, ma non vogliamo idealizzare il passato, perché:
a) Non si pensa al presente, ci si rivolge all’indietro e quello che siamo noi oggi in fondo non entra in considerazione. Si fa una netta cesura, divisione con l’oggi. Un bel convegno storico, senza conseguenze per il presente.
b) Oppure spesso il passato idealizzato diviene inarrivabile e diveniamo pessimisti. Si dice: “non ne saremo mai all’altezza”. Tutto ciò che si tenta o si fa non va mai bene.
c) O anche ci si ferma, il passato, la tradizione non si tocca. È il rischio del passatismo, voler vivere il passato, che oggi non esiste più, ignorando il presente e si isola la chiesa dal mondo circostante, che diviene il luogo esclusivo del maligno e non il luogo della testimonianza e del vivere delle creature di Dio.
Dunque ricordare la Riforma è l’occasione per ritrovare ciò che fonda la chiesa come insieme dei credenti. Infatti, la Chiesa non è più chiesa, ma un’altra cosa, se c’è un altro fondamento. Se i credenti non credono in Gesù Cristo, allora semplicemente non sono cristiani.
Detto per inciso, all’interno delle nostre chiese riformate c’è ampia libertà di vedute e di teologia, e qualcuno si chiede se ci sia un limite a questa variabilità. Mi sembra che quello del fondamento in Gesù Cristo è il limite oltre il quale non stiamo più parlando, predicando, vivendo come cristiani. Ma come altri, che possiamo certamente rispettare, ascoltare, ma che non sono cristiani.

Come fare

Come fare allora per ritrovare di tempo in tempo il fondamento? Al tempo della Riforma era già chiaro e si disse: “attenti, la chiesa è sempre da riformare”. Non c’è tradizione che tenga. Se c’è il pericolo di un altro fondamento, allora bisogna ridare forma al tutto. Al tempo della Riforma era più che chiaro, ma poi non è stato quasi applicato. Per cui anche noi siamo spesso cristallizzati in tradizioni più o meno sensate. Anzi alle volte si pensa che la chiesa debba essere la custode delle tradizioni, dei tempi antichi. Quando invece arde, o almeno dovrebbe ardere, nell’insieme dei credenti il fuoco dello Spirito che tutto rinnova.
Cambiare non è semplice però, perché abbiamo anche uno spirito terrestre. Ma vale la pensa ragionarci sopra in ogni generazione.
Si dice, il contenuto dell’evangelo non cambia, ma deve cambiare il modo di presentarlo.
Questa affermazione è vera, purtroppo perché sarebbe facile, solo in parte. Anzi direi che questa affermazione, che noi usiamo con ottime intenzioni, non ha senso.
Dietro c’è un pensiero, che il fondamento sarebbe un annuncio come una frase di grazia, che noi diciamo “l’evangelo”, un’affermazione di grazia in Gesù Cristo del tipo “Siamo salvati per grazia” e questa si dovrebbe dire con altre parole, con parole nuove o modi nuovi, come a tradurla nel linguaggio moderno. (E comunque poi la vecchia formula sarebbe quella vera, di riferimento, ed in effetti è biblica). Come se i contemporanei non capissero parole così spesso semplici e dirette come quelle di Gesù.

il fondamento è una persona

Ma il fondamento posto, non sono le parole dell’apostolo Paolo, non sono affermazioni dogmatiche, non sono formule teologiche. Il fondamento è Gesù Cristo. Certo con tutto quello che noi sappiamo di lui, con l’annuncio dell’evangelo che ce lo pone nella giusta luce, ma il fondamento è una persona, non un proclama. E l’evangelo è salvezza perché siamo salvati, illuminati da una persona che è viva. Non è teoria, ma è l’incontro con il vivente nostro Salvatore che ci salva.
La chiesa vive nel seguire Colui che era morto, ma è sempre vivente. Noi abbiamo la croce come simbolo e non il crocifisso, come a volte diciamo, perché il Signore è risorto, ma se solo ripetiamo delle parole per noi è morto. Invece è nell’incontro con l’Iddio vivente che siamo rinnovati e salvati e perdonati.
Ecco allora il compito di riformare sempre e nuovamente la chiesa, non è solo questione di linguaggio, è questione di andare a Gesù, di incontrarlo e di fare in modo che chi non lo conosce e i giovani lo incontrino.
Non la nostra o un’altra chiesa va presentata, ma Gesù Cristo, l’Iddio vivente, il nostro Signore e Salvatore, ieri e oggi e domani.
Incontrare e fare incontrare Gesù: ponendoci questo obiettivo siamo chiesa sempre in riforma, saranno gli eventi, i bisogni dei nostri contemporanei, sarà il seguire Dio nelle vie di questo mondo che ci riformerà.
E saremo coloro che vanno dal nostro Signore e Salvatore che mai si stanca di accoglierci.

Comments are closed, but trackbacks and pingbacks are open.