Qualcosa da grandi

Portavano a Gesù anche i bambini, perché li toccasse; ma i discepoli, vedendo, li sgridavano.
Allora Gesù li chiamò a sé e disse: «Lasciate che i bambini vengano a me, e non glielo vietate, perché il regno di Dio è per chi assomiglia a loro. In verità vi dico: chiunque non accoglierà il regno di Dio come un bambino, non vi entrerà affatto». (Luca 18:15-17)

L’intenzione
Chi porta i bambini da Gesù non è specificato, perché è ovvio che saranno stati i genitori o i parenti. Fanno questa azione di portargli i bambini perché, come tutti i genitori vogliono il meglio per i loro figli, vogliano che stiano bene, e considerando Gesù un personaggio venuto da Dio, gli portano i bambini perché li benedica.

Loro sperano che Egli gli imponga le mani, e gli trasmetta con questo contatto, una speciale protezione, come un fluido un po’ magico, un po’ santo, che li accompagni per l’infanzia e per la vita.

Certamente potremmo pensare che questa idea di un flusso energetico particolare, sia appunto un po’ magica, e dunque anche un po’ fuori luogo, oltre che arcaica e ingenua. Ma se noi liberiamo questa decisione di portare a Gesù i bambini da quello che ci può sembrare superstizioso, vale a dire che ci debba essere del contatto, per Gesù che essendo divino può operare come vuole con il suo Spirito, vediamo che questi genitori hanno una grande fiducia in Gesù. Ed una grande fiducia del suo prendersi cura dei bambini.

Essi hanno capito che Gesù non è qualcuno solo per i grandi, ma anche per piccoli, e che conoscere Gesù, entrare in relazione, in contatto con lui è vitale.

I discepoli, invece, che respingono i bambini hanno proprio l’idea che lo disturberanno e che Gesù è giunto per gli adulti.

È come se pensassero che non basta avvicinarsi a Gesù, ma bisogna avere una particolare condizione, una consapevolezza precisa di chi Egli sia. Mentre dunque entrare in contatto con Gesù, anche se si è piccoli e non si capisce bene chi sia (se mai per bene lo capiremo), è importante.

Questo vale anche per noi.

Vale prima di tutto nel senso che questo passo ci invita a insegnare ai bambini qualcosa di Gesù, anche se non capiranno bene tutto, importa comunicare che Gesù è per loro accogliente. Che Gesù li ama e che la sua benedizione (oggi con il battesimo) li accompagna per tutta la vita.

Questo passo ci fa anche riflettere su come sono cambiate le cose da quel tempo. Potremo dire che a quell’epoca non era ovvio che Gesù accogliesse i bambini perché non erano considerati importanti, come oggi.
Ma c’è di più. Non sono provocatorio, se dico che al giorno d’oggi, per molti Gesù è pensato solo per i bambini, come fosse una favola di Babbo Natale da raccontare finché sono piccoli, per poi passare ad un ateismo se non esplicito, di fatto.

Dire “Gesù ti ama” sembra sconveniente, una sdolcinatura, viene riservato ai bambini o a gruppi di entusiasti, che vengono considerati con sufficienza.

Oppure al contrario Gesù viene considerato il gran maestro, di cui ai bambini si racconta solo una parte, perché poi si problematizza il tutto. Si dovrebbe divenire intellettuali e grandi studiosi per poter parlare di Gesù Cristo ed ancora di più per poterlo pregarlo e crederlo “rettamente”.

C’è dunque da una parte anche una intellettualizzazione della fede e del credere. Certo che ci serve capire ciò che è utile e giusto, ma non per complicare la fede. Certo che poi vorremo capire e approfondire la nostra fede, ma questo viene dopo.

L’accoglienza
Gesù invece accoglie i bambini.

Ma non solo Gesù li accoglie, ma anche dice che per loro è il Regno di Dio e per chi lo accoglie come loro. In che senso tutto questo? In quel senso di semplicità e immediatezza.

Qui il contesto ci aiuta. Prima di questo c’è la parabola del fariseo e del pubblicano. I bambini possono avere difetti e caratteri, ma non dicono “io mi merito l’amore di Dio”, cercano il suo amore, come cercano l’affetto dei genitori, come cercano il nutrimento, anche con insistenza ma senza porsi questioni, perché è qualcosa di essenziale.

Non è qualcosa di guadagnato, c’è un atteggiamento di fiduciosa attesa. Non c’è un complicare le cose.

Dunque per instaurare una contatto con Gesù basta essere nel bisogno e cercarlo, non serve una particolare condizione di fede o di preghiera o di consapevolezza.

Questa è la condizione di cittadinanza per la nazione che Dio governa: andare a Gesù Cristo.
E finalmente diveniamo semplicemente cittadini, o se volete sudditi, del Regno di Dio.

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