La visita del re

Meditazione d’Avvento

Luca 1:67-70 Zaccaria fu pieno di Spirito Santo e profetizzò, dicendo: «Benedetto sia il Signore, il Dio d’Israele, perché ha visitato e riscattato il suo popolo, e ci ha suscitato un potente Salvatore nella casa di Davide suo servo, come aveva promesso da tempo per bocca dei suoi profeti.

L’incarnazione del Cristo è il modo, come dice Zaccaria, in cui Dio ha visitato il suo popolo, ma nella prospettiva cristiana anche ogni popolo, l’umanità tutta, il modo in cui dunque il Signore ci ha visitati e riscattati.

Il riscatto avverrà grazie alla fine del Cristo sulla croce. Ma il visitarci riguarda tutta la vita di Gesù Cristo, a partire dalla sua nascita. Questa è l’incarnazione: il Figlio di Dio, il Cristo, nel suo farsi uomo ha voluto essere presente fra noi.

In ogni tempo, ogni re o personaggio politico importante va in giro per il suo regno a visitare il suo popolo. A farsi vedere e ammirare, ad ascoltare le suppliche e le richieste dei più potenti come degli umili, per poi decidere qualche piccola cosa di differente nella sua politica del suo governo.

Al momento dell’entrata in Gerusalemme, alle Palme, effettivamente anche Gesù Cristo sarà accolto come re, ma anche lì lui sarà diverso, umile su di un asino.

E nel corso della sua vita terrena Gesù, partendo dalla nascita, sarà effettivamente uno di tanti, uno del popolo, di quel popolo che riscatterà. E quando sarà in mezzo alle folle guarirà, sanerà, spesso cercando che non si sappia tanto in giro.

Tutto diverso dai politici di ogni tempo, che si fanno seguire dalle televisioni per un’inaugurazione oppure per un atto di beneficenza.

Se pensiamo poi che egli è il Messia, il Figlio di Dio, Colui che era Dio e presso Dio da sempre, eppure è fra noi umilmente, ecco che il messaggio dell’incarnazione del nostro Signore si rivela in tutta la sua potenza.

In breve ne traiamo due cose.

La prima: sempre ci deve contraddistinguere nell’atteggiamento verso il prossimo l’umiltà. Se il Re dei re, era semplice e si metteva sullo stesso piano degli altri, tanto più i semplici esseri umani non possono credersi e pretendere di essere più in alto degli altri.

E questo vale anche come atteggiamento che dobbiamo avere verso il potere o chi si presenta con arroganza. Riconosciamo dignità ad ognuno, ma proprio per questo a tutti riconosciamo la stessa dignità.

La seconda osservazione riguarda la vicinanza del nostro Dio. Il Cristo è Dio, ma conosce, per aver vissuto come noi, la nostra realtà umana. Come è scritto nella lettera agli Ebrei:

Non abbiamo un sommo sacerdote che non possa simpatizzare con noi nelle nostre debolezze, poiché egli è stato tentato come noi in ogni cosa, senza commettere peccato. Accostiamoci dunque con piena fiducia al trono della grazia, per ottenere misericordia e trovar grazia ed essere soccorsi al momento opportuno. (Ebrei 4:15-16)

Già non solo Gesù Cristo ci è vicino nella sofferenza e nei problemi di ogni giorno, ma conosce anche le pressioni del mondo che ci vogliono allontanare da Dio, e ci dà dunque grazia, salvezza, conoscendo la nostra umana difficoltà.

Con l’incarnazione, con il suo farsi essere umano come noi, sappiamo allora di avere un autentico Salvatore, per tutta la nostra vita, per tutto noi stessi.

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