Perseveranti e simpatici

Anche per noi, nella fiducia, vale cosa succede nella primissima chiesa cristiana a Gerusalemme subito dopo Pentecoste.

Erano perseveranti nell’ascoltare l’insegnamento degli apostoli e nella comunione fraterna, nel rompere il pane e nelle preghiere. (Atti 2:42)

Il brano di Atti è caratterizzato da questo inizio in cui si parla della perseveranza.

Ora la perseveranza della prima chiesa cristiana si concretizzava in quattro attività. Quattro attività che insieme costituivano la vita della chiesa di allora, ma fatte le dovute differenze anche di quella di oggi.

L’insegnamento degli apostoli è per noi oggi legato alla Scrittura. La lettura della Bibbia, il suo commento, la riflessione su ciò che c’è scritto, e quindi l’interpretazione e il capire cosa dice alla nostra vita e come è vita per noi oggi.

La comunione fraterna, qui c’è addirittura il mettere le proprie cose in comune, diviene oggi che ci sono strutture democratiche e di aiuto alle persone in difficoltà costituire una comunità viva, l’essere in rete, legati gli uni agli altri in modo da dare un sostegno, anche pratico, in modo che nessuno si perda, si lasci andare.

Il rompere il pane insieme è il momento del culto. Questo pur con le differenze di liturgia e date dai tempi, è in fondo uguale anche per noi. Un momento centrale dell’essere insieme, del riconoscersi come parti di un unico popolo quello che ha come Signore Gesù Cristo.

Infine la preghiera, un rapporto con Dio, individuale ed anche comunitario. Quel coltivare la stessa fede e lo stesso sentimento. Qui poi il nostro testo sottolinea la lode a Dio. Non solo il chiedere, ma anche il lodare, il ringraziare Dio per i doni avuti, che è forse la base per sentirsi insieme e per non dimenticare gli altri.

In queste attività possiamo vedere come il buon pastore si prenda cura di noi. Attraverso la sua Parola che percepiamo nella Scrittura, attraverso la comunità che si prende cura di noi quando ne abbiamo bisogno, attraverso i momenti pubblici del culto e più intimi della preghiera, in cui siamo alla sua presenza in un forte dialogo.

E nel perseverare, come ci viene detto: con gioia e semplicità, era anche il motivo per la chiesa di quel tempo di essere guardata con favore e di evangelizzare, per aggiungere persone che vi aderivano, che entravano in comunione con tutti gli altri.

Perché è importante il perseverare? E non solo di tanto in tanto, magari con profonda commozione, partecipare o pregare? In fondo perché con il perseverare la fede in Gesù Cristo diviene parte della nostra vita, anzi la base del nostro vivere, lavorare, progettare, stare in compagnia.

È un quadro ideale?

Ci possiamo domandare, allora, quanto siamo perseveranti in tutte le attività della chiesa.
In generale ci viene da rispondere, non così tanto come allora. Però subito ci domandiamo, ma era proprio così come Luca lo descrive?

Spesso, infatti, i commentatori hanno definito questi versetti come un quadro idilliaco e ideale messo su da Luca che idealizzava il passato. Contro questa interpretazione c’è da dire che sì le frasi di Luca sono riassuntive e non menzionano per ora problemi, ma questi vengono affrontati nei versetti successivi. Inoltre bisogna dire che la chiesa effettivamente è cresciuta con vitalità sorprendente in quelle prime fasi, fino ad essere in pochi secoli una religione di maggioranza relativa nell’Impero romano. Quindi questo quadro non doveva essere tanto ideale. Luca ne sottolinea innanzitutto gli aspetti positivi, poi parlerà dei problemi.

Il fatto è che per i vari commentatori abituati alle loro chiese con beghe e problemi tutto ciò sa di ideale, di falso.
Anche noi possiamo condividere questa visione pessimistica per la nostra chiesa cantonale e per la nostra chiesa di Bregaglia.

Bibbia: quanti leggono e s’interrogano su ciò che dice la Bibbia? Quanti sanno l’ABC del cristianesimo, non come formula da imparare quasi a memoria, ma come fonte di vita per la loro esistenza?
E i problemi fra persone? E questo scollamento che c’è dal modo di vivere moderno?
Culti: non è quella della perseveranza e dell’assenza di molti quella che balza di più agli occhi?
E la preghiera? E l’accrescersi nel numero dei membri?

Però

Però non vorrei essere annoverato fra i pastori che si lamentano e si disperano sulla chiesa che va male. Se siamo chiesa infatti è dovuto non alla nostra fedeltà e nemmeno alle nostre varie iniziative o perseveranza. Siamo chiesa perché lo Spirito del Signore ci ha riunito, siamo chiesa perché il buon pastore ci chiama e ci fa essere il suo gregge, il suo popolo che cammina in questo mondo per la sua gloria.

Perseveranza, ci chiede questo testo. Ebbene con la sfiducia, con il vedere sempre il bicchiere mezzo vuoto e non lodare Dio per il bicchiere mezzo pieno, noi perdiamo presto la perseveranza. Senza lode a Dio tutto ciò che facciamo diviene inutile rito, triste abitudine. Vedere tutto scuro è sfiducia nel buon pastore

Certo abbiamo tante cose da fare e da cambiare, perché cambia il mondo, cambiano le idee e le situazioni. Dobbiamo – ad esempio – combattere il pregiudizio di cosa sia chiesa cristiana, abbiamo persone che ci criticano non per cosa siamo, ma per cosa loro pensano noi siamo. E farci vedere tristi e musoni, sentirsi fuori dal tempo, critici senza costruire è la maniera per confermare questi pregiudizi.

Invece noi siamo gioiosi, perché sappiamo che risorgeremo. Siamo costruttivi, aperti al futuro, perché sappiamo che lo Spirito ci sarà da guida. Siamo simpatici perché non guardiamo nessun altro essere umano dall’alto in basso, perché è il Cristo ad aver fatto tutto per noi. Siamo comunitari –ma che dico– siamo fraterni, perché siamo figli di un unico Padre.

Siamo perseveranti, infine, proprio noi come chiesa in cui alle volte siamo abbattuti e tristi e disordinati, eppure la chiesa va avanti e spesso fa il suo dovere di accompagnamento e di dare speranza. Nonostante gli errori, infatti, andiamo avanti perché la Parola di Dio non sarà mai incatenata. Siamo perseveranti perché niente e nessuno ci separerà dall’amore di Dio che è in Cristo Gesù. Siamo perseveranti e fiduciosi perché come un buon pastore il Signore non ci abbandona, ma ci guida e sostiene con il suo Spirito.