Non vergognarsi

L’apostolo Paolo scrive al suo allievo Timoteo:

Dio infatti ci ha dato uno spirito non di timidezza, ma di forza, d’amore e di autocontrollo. Non aver dunque vergogna della testimonianza del nostro Signore, né di me, suo carcerato; ma soffri anche tu per il vangelo, sorretto dalla potenza di Dio.Egli ci ha salvati e ci ha rivolto una santa chiamata, non a motivo delle nostre opere, ma secondo il suo proposito e la grazia che ci è stata fatta in Cristo Gesù fin dall’eternità, ma che è stata ora manifestata con l’apparizione del Salvatore nostro Cristo Gesù, il quale ha distrutto la morte e ha messo in luce la vita e l’immortalità mediante il vangelo (II Timoteo 1:7-10)

Le caratteristiche dello Spirito che Dio ci dà, sono in vista di uno scopo ben preciso: annunciare l’evangelo.

Non vergognarsi…#

Infatti per annunciare l’evangelo c’è bisogno di non vergognarsi e di resistere alle sofferenze che quest’annuncio può causare.

Nel nostro testo la vergogna è causata dal fatto che Gesù Cristo viene contato nei malfattori e infine messo a morte come ribelle dell’Impero romano e anche l’apostolo Paolo è ora in carcere. La vergogna cui si riferisce è dunque quella di propagandare una fede che vede i suoi rappresentanti poveri e trattati come delinquenti e ribelli dallo Stato di allora.

Anche al giorno d’oggi –non vogliamo dimenticarlo– ci sono paesi in cui il solo fatto di dichiararsi cristiani è pericoloso, in cui si soffre la persecuzione, e questo testo lo leggeranno ben diversamente. Ma nei nostri paesi occidentali, non è certo più così: i cristiani sono di solito rispettati. La vergogna semmai sta nel vedere cristiani che si presentano a fianco di dittatori o a volte, come in Italia, che difendono i mafiosi.

Detto questo però si può notare che c’è il riconoscimento ufficiale della bontà del cristianesimo per la civiltà occidentale, c’è però anche una certa insofferenza verso la fede cristiana e l’annuncio dell’evangelo.

Ad esempio, nel contesto quotidiano quanti dicono “sono cristiano, credo in Gesù Cristo” al giorno d’oggi? E se qualcuno lo dice, non dicono subito altri “quello è un fanatico”? E quanti sui giornali si vantano –al contrario– di non avere quella che dicono sia la superstizione della fede.

Certo ci sono scandali dati dai cristiani, ma non è possibile che persone intelligenti non sappiano distinguere fra fede e istituzioni, fra annuncio cristiano e colpe di singoli. No, penso non sia solo moda.

Penso che ammettere di aver fede, è ammettere di essere compagni di Paolo, un carcerato, un misero, un debole. Ammettere di essere deboli, ecco la vergogna. Ammettere che non siamo nulla, se Dio non ci dà vita e doni per viverla. Ammettere che abbiamo bisogno del perdono e della salvezza di Dio, perché la nostra vita abbia un valore. No, l’idea dominante è “mi faccio una posizione da solo” ed allora imbroglio e distruggo pur di mostrarmi vittorioso e dunque non debole.

In questa situazione ci si vanta, allora al massimo, della civiltà occidentale, questa sì è stata forte e detta la sua legge a tutto il mondo abitato. Ed ecco anche perché ci sono sempre meno uomini rispetto alle donne in chiesa, nonostante le tante mode che sono passate, i maschi sono sempre lì a confondere la presunzione con la forza, la solitudine con l’autonomia, il vantarsi con l’aver successo.

…dell’annuncio dell’evangelo#

Ma noi cristiani, chiamati dalla santa chiamata di Dio, non siamo qui per vantarci, ma per annunciare la buona notizia di Gesù Cristo, a questo fine lo Spirito ci sorregge e ci guida.

Non è a motivo delle nostre opere, le nostre opere non sono infatti importanti, ma lo è l’azione di Gesù Cristo. Non siamo noi i forti e i giusti, ma lo è il nostro Signore. E quindi non dobbiamo annunciare noi stessi, anzi dobbiamo dichiararci per quello che siamo deboli e contraddittori per indicare agli altri come unico Signore e Salvatore solamente Gesù Cristo.

Ora perché è così importante l’annuncio dell’evangelo?

Perché la vita che Gesù Cristo ci dona, si diffonde proprio con il messaggio dell’evangelo. E l’evangelo è vita per noi stessi e per gli altri. Attraverso l’annuncio riceviamo e diamo questa nuova vita.

Abbiamo dunque una grande responsabilità, come persone e come chiesa, ed una grande occasione.

L’evangelo, cioè la buona notizia di Gesù Cristo, è vita. Per questo non è neanche importante se soffriamo in questo annuncio.

È vita, perché è un disegno di Dio fin dall’eternità e per sempre. Un designarci ad una salvezza e all’immortalità. Tutto è differente nell’ottica dell’eternità. Ma non perché diviene meno importante ciò che viviamo, ma invece, al contrario, perché tutto ciò che è nella nostra vita diviene importante, perché parte di una vita eterna.

Infatti, nonostante tutta la nostra debolezza e tutti i nostri errori Dio vuole che noi non periamo, ma vuole salvarci e far in modo che abbiamo ancora grazia su grazia e vita su vita.