Dio nella mia vita

Dio era nella mia vita ed io non lo sapevo! Ovvero Il sogno di Giacobbe

Il viaggiare è un’immagine usata spesso per parlare della vita. Magari non si attraversano tanti paesi, ma invece epoche, differenti fasi dell’esistenza, fatti ed emozioni.

In questo viaggiare ci sono delle cose che impariamo, che ci arricchiscono o ci fanno felici, altre che invece ci rattristano e ci preoccupano. Allora spesso la nostra vita scorre con l’ansia di quello che avverrà.

Ebbene, è proprio in mezzo a questo nostro vivere, inseguiti dalle responsabilità, dall’invecchiare, dalle cose da fare e dalle ansie e preoccupazioni per il futuro e, alle volte, dal rimpianto per ciò che è stato o per ciò che poteva essere ma non è stato, troviamo alle volte -d’un tratto- un luogo, anzi un tempo insolitamente nuovo.

Vediamo cosa succede a Giacobbe quando scappa per aver truffato il fratello, fuggiasco senza niente con sé, con tante incertezze sul suo futuro.

Giacobbe partì da Beer-Seba e andò verso Caran. Giunse ad un certo luogo e vi passò la notte, perché il sole era già tramontato. Prese una delle pietre del luogo, se la mise per capezzale e lì si coricò. Fece un sogno: una scala poggiava sulla terra, mentre la sua cima toccava il cielo; e gli angeli di Dio salivano e scendevano per la scala. Il Signore stava al di sopra di essa e gli disse: «Io sono il Signore, il Dio d’Abraamo tuo padre e il Dio d’Isacco. La terra sulla quale tu stai coricato, io la darò a te e alla tua discendenza. La tua discendenza sarà come la polvere della terra e tu ti estenderai a occidente e a oriente, a settentrione e a meridione, e tutte le famiglie della terra saranno benedette in te e nella tua discendenza. Io sono con te, e ti proteggerò dovunque tu andrai e ti ricondurrò in questo paese, perché io non ti abbandonerò prima di aver fatto quello che ti ho detto». Quando Giacobbe si svegliò dal sonno, disse: «Certo, il Signore è in questo luogo e io non lo sapevo!» Ebbe paura e disse: «Com’è tremendo questo luogo! Questa non è altro che la casa di Dio, e questa è la porta del cielo!» Giacobbe si alzò la mattina di buon’ora, prese la pietra che aveva messa come capezzale, la pose come pietra commemorativa e vi versò sopra dell’olio. E chiamò quel luogo Betel (cioè casa di Dio). (Genesi 28:10-19)

Siamo turbati dalla vita, da questo mondo che non riusciamo a capire, siamo un po’ stanchi un po’ in fuga, alle volte anche dalle nostre responsabilità, ma ad un certo punto scopriamo Dio: «il Signore è in questo luogo e io non lo sapevo!»

Non è solo questione di luogo, anche se possiamo rimanere legati sentimentalmente come Giacobbe proprio ad un luogo, ma è un momento, una situazione, un istante del quotidiano, che potrebbe essere uguale a chissà a quanti altri, in cui però avvertiamo Dio all’opera, sentiamo la sua presenza, la sua voce, il suo chinarsi su di noi.

Ne sei proprio sicuro -ci può dire qualcuno- di quello che affermi? Certo per altri è solo un sogno. Vedete anche per il nostro testo Giacobbe dice «Certo, il Signore», ne è certo ma oggettivamente non è che la sua idea. Ed anche il testo biblico non aggiunge qualche altra evidenza, si vedrà poi, che ciò che dice Giacobbe si rivela essere proprio vero.

La nostra sensazione, opinione, valutazione che Dio è all’opera in questo mondo e nella nostra vita non la possiamo dimostrare. È qui la fede. Eppure è questa fede che ci ridà fiducia e forza, eppure è per questo che ripartiamo verso l’ignoto non più con una paura paralizzante, ma con fattiva speranza. Di nuovo al mattino in piedi pur dopo la notte oscura, con le stesse cose davanti, ma con una certezza gioiosa nel cuore.

È solo gioioso l’incontro con il Signore o è anche tremendo, che fa tremare, che dà timore? È chiaro, è anche tremendo, siamo polvere e siamo al cospetto della potenza più grande possibile, del Creatore di ogni cosa ed insieme di chi si schiera contro l’oppressione ed il male. E da parte nostra noi siamo carichi dei nostri errori, delle nostre contraddizioni, delle nostre macchie. Chi potrà resistere al cospetto dell’Iddio vivente? Nessuno, ma noi sì. Noi possiamo resistervi, non solo perché Dio si ricorda che siamo polvere, ma soprattutto perché grazie a Gesù Cristo abbiamo ricevuto misericordia e salvezza.

E non abbiamo fatto nulla per meritare questo. Niente, come Giacobbe, riceviamo solamente la sua visita ed il suo riscatto e questa benedizione così abbondante: «ti proteggerò dovunque tu andrai». Qualunque cosa succederà, qualunque situazione passeremo, anche nella morte, Dio difenderà la nostra essenza profonda, la nostra persona.

Ed entreremo a far parte del popolo dei credenti. La benedizione di Dio viaggia nel mondo nonostante Giacobbe e insieme grazie a Giacobbe, e questa persona con aspetti così negativi, è come noi. Ed infatti la benedizione del Signore viaggia nonostante noi e grazie a noi. Questa è un’ulteriore benedizione data dall’incontro con il Signore: la nostra vita insieme alle vite degli altri credenti diviene la dimora dello Spirito, la casa di Dio.

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