Dietrich Bonhoeffer

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Dietrich Bonhoeffer è stato uno dei teologi evangelici più lucidi contro il nazismo e uno dei più acuti nel prevedere il mondo moderno secolarizzato. La sua storia personale si intreccia con i suoi scritti teologici e poetici. Una figura che è stata di riferimento per la ricostruzione spirituale delle chiese evangeliche della Germania.

Opposizione a Hitler

Nasce in Germania nel 1906 da una famiglia in vista di Berlino. Brillante studente, diviene teologo e pastore evangelico. È da subito contrario al movimento nazista.

Nel 1933 Hitler arriva al potere e fra le altre cose cerca di controllare le chiese cristiane in modo che appoggino in tutto il nazismo. Se con la Chiesa cattolica i nazisti si affidano ad un Concordato, con le chiese evangeliche -che hanno organizzazione democratica e decentrata- i nazisti scelgono la via di farsi eleggere nei posti di potere grazie al movimento dei Cristiani tedeschi in modo da poter comandare nelle Chiese Evangeliche della Germania.

Moltissime persone, però, ed oltre mille pastori difendono l’indipendenza delle Chiese Evangeliche, ed anche Bonhoeffer vi partecipa fin dall’inizio. Anzi è uno dei più lucidi pensatori contro il nazismo.

Però, una volta respinte le pretese più forti di Hitler, l’opposizione al nazismo all’interno delle chiese evangeliche si fa meno compatta. C’è paura e c’è l’idea che, comunque, bisogna rispettare chi governa. Una minoranza decide di creare una chiesa nella chiesa, la Chiesa confessante.

Nel 1935, allora, Bonhoeffer inizia ad insegnare presso un seminario segreto per preparare i pastori per quella parte di chiesa che rifiuta nettamente il nazismo.

Pastore e agente segreto? Doppio gioco

Nel 1939, allo scoppio della guerra, Bonhoeffer non rimane in salvo all’estero, dove era andato per studio, ma ritorna ed inizia a collaborare con l’Abwehr, il servizio segreto dell’esercito.

Come mai? Si chiedono anche alcuni dei suoi amici. In realtà l’Abwehr si oppone ad Hitler e prima tenterà di deporlo, poi di ucciderlo. Bonhoeffer vive da adesso sospettato sia dagli amici sia dai nemici.

Bonhoeffer, grazie alle sue conoscenze, va all’estero a trattare con i rappresentanti degli Alleati. Mentre un primo attentato ad Hitler non funziona, organizza con successo un salvataggio di ebrei in Svizzera, che però lo farà scoprire.

Bonhoeffer pone in effetti in anticipo sugli altri teologi la questione ebraica, come centrale nella riflessione cristiana.

In carcere

Bonhoeffer viene arrestato insieme ad altri nell’aprile 1943. All’inizio non viene compreso appieno il suo ruolo e questo gli consente di vivere in carcere lunghi mesi. Nel carcere scrive vari libri (vedi Resistenza e resa che saranno fondamentali nella ricostruzione spirituale delle Chiese Evangeliche della Germania nel dopoguerra.

Nel luglio 1944 fallisce l’ultimo attentato ad Hitler, vengono arrestati tutti gli organizzatori e Bonhoeffer viene deportato in un campo di concentramento.

L’8 aprile 1945, quando la guerra sta per concludersi, viene impiccato. I nazisti vogliono anche e sono ormai sconfitti influenzare ciò che verrà dopo, eliminando uno dei possibili costruttori di una nazione rinnovata.

La domanda

Bonhoeffer si fa una domanda che ci fa ancora pensare…

Da un punto di vista cristiano è giusto oppure no uccidere Hitler?

Se si uccide Hitler si uccide comunque un essere umano. Se non lo si ferma si è comunque complici dei suoi delitti ed orrori.

In una situazione simile dobbiamo scegliere, valutando bene le cose, se intervenire o lasciar fare. Comunque facciamo sbaglieremo. È solo in Gesù Cristo che riceviamo perdono.

Bonhoeffer diceva che, come pastore, se c’era una persona impazzita al volante di un’automobile, il suo dovere non era di andare a consolare i parenti delle vittime e di fare un bel funerale, ma prima di tutto, come per ogni cristiano, tentare di strappare il volante a quella persona prima che facesse vittime. Scriveva così Bonhoeffer in “Dieci anni dopo” nel 1942

Chi parla di soccombere eroicamente davanti ad una inevitabile sconfitta fa in realtà un discorso molto poco eroico, perché non osa levare lo sguardo al futuro. Per chi è responsabile la domanda ultima non è come me la cavo eroicamente in quest’affare, ma quale potrà essere la vita della generazione che viene.

Per Bonhoeffer dunque non è una questione di fare una bella figura o una morte eroica, che sarebbe qualcosa per sentirsi a posto con il proprio animo, ma fare qualcosa per gli altri.

(Per approfondimenti: la pagina che gli dedica Voce Evangelica, il sito svizzero bonhoeffer.ch con foto e link interessanti.)

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