In dialogo (Col 4:2)

Spesso gli apostoli esortano alla preghiera, anzi alla perseveranza nella preghiera.

Perseverate nella preghiera, vegliando in essa con rendimento di grazie. (Colossesi 4:2-4)

Perseveranza nella preghiera, infatti, la preghiera è un dialogo con il Signore, uno stare in contatto che è fondamentale per le comunità come per i singoli cristiani. Un dialogo, perché il pregare non è un ripetere frasi a memoria e nemmeno un indistinto riferirsi a Dio, ma una comunicazione con il Signore e insieme una riflessione sulla situazione presente alla luce di Dio. È avere un riferimento costante al Signore.

Per questo è anche non solo domanda, richiesta, supplica, ma anche ringraziamento. Ringraziamento perché Egli risponde e interviene per noi. Questa è la certezza del credente e la sua ragione di pregare. Nel dialogo, poi, nella familiarità con il Signore, nel trascorre del tempo e nell’evolversi delle situazioni si vede come il Signore ha ascoltato ed è intervenuto e quindi si è portati al ringraziamento, alla lode.

Il ringraziamento ci aiuta anche a non abbattersi per le difficoltà della vita, e a cercare la strada del Signore, ecco dunque il vegliare.

Quel vegliando è ovviamente simbolico, vuol dire avere consapevolezza della vita che si fa, vegliare rispetto agli errori, cattive abitudini, non allontanarsi dalla volontà del Signore. E solo pregando, ponendosi dinnanzi al Signore con semplicità e direttamente si può essere attenti alle motivazioni e implicazioni di ciò che si fa nella vita, cercare di vivere da cristiani. E quindi produrre qualcosa di valido e vero.

Potere di guarigione (Atti 3)

Moneta Tiberio

«Dell’argento e dell’oro io non ne ho; ma quello che ho, te lo do: nel nome di Gesù Cristo, il Nazareno, cammina!» (Atti 3:6)

Lo zoppo chiede un’elemosina e riceve guarigione! Che bello questo racconto, penso che ogni cristiano vorrebbe essere come Pietro, qui. Il problema è perché non lo siamo. O forse lo siamo?

L’annuncio della lieta novella di Gesù, come riscatto dal peccato, come annuncio di resurrezione, come salvezza, guariscono l’animo umano, solo e disperato, di ogni tempo. Anzi ricevere la grazia di Dio è più che guarigione, dato che si sta parlando di vita eterna, di salute eterna, come si diceva un tempo.

Pietro è molto attento a dire subito che non è una sua potenza o una potenza della chiesa quella che si è vista all’opera, ma che quella potenza deriva dalla fede nel nome di Gesù. Dunque, non è qualcosa che noi o la chiesa posseggano. La guarigione, l’annuncio di salvezza sono un dono di Dio e non qualcosa di automatico.

Però c’è bisogno di chi annunci e agisca, come qui Pietro. E il discorso dell’apostolo ha sicuramente effetto, perché prima di esso egli ha saputo indicare la presenza di Dio, guarendo lo storpio.

Quello era un segno della potenza di Dio. E noi sappiamo indicare i segni del Regno di Dio? Purtroppo, sia divenuti avvezzi a parlare di intervento del Signore solo se sono guarigioni miracolose e fuori dall’ordinario, invece di ringraziare Dio per il suo intervento, per la sua azione ogni giorno.

Ringraziare perché si è trovata una nuova medicina, perché l’intervento chirurgico è riuscito, perché siamo arrivati senza danno da un viaggio in automobile, perché ci siamo salvati dalla catastrofe, perché eravamo soli e un amico ci ha fatto visita, perché abbiamo da mangiare e non soffriamo la fame… perché infine il Signore ci ha fatto grazia.

Ecco allora che rendendo gloria a Dio, come continua a fare il mendicante del racconto, non solo possiamo annunciare ma anche essere ascoltati, e possiamo portare guarigione nell’animo di chi ci ascolta e quindi anche nel fisico, visto che la nostra mente e il nostro corpo sono collegati, come anche nel modo di vivere (si pensi a chi si lascia andare alle droghe, si pensi al suicidio). Dunque, abbiamo un sorprendente potere di guarigione e di prevenzione, il nome di Gesù, usiamolo! Amen

 

Consapevoli e liberi (Col 2:8-12)

Van Gogh Bibbia

Al tempo degli apostoli, c’era una bella comunità di cristiani in una cittadina che si chiamava Colossi, in mezzo alle montagne. Era un piccolo borgo su una strada di traffici secondari e per arrivarci ci voleva tempo, fra strette gole e strade sdrucciolevoli, così che neanche l’apostolo Paolo, di solito così viaggiatore e avventuroso, ci era arrivato, e la notizia dell’evangelo, la buona notizia di Gesù Cristo, gli era arrivata da un collaboratore di Paolo.

Quella comunità, quella chiesa, era proprio ben fondata e forte di una sana fede cristiana, e i suoi membri vivevano anche il loro essere cristiani in maniera coerente. Eppure, l’apostolo si preoccupa e scrive loro una lettera, perché anche in quel villaggio così tranquillo e in quella chiesa così armoniosa e fedele stavano giungendo dei personaggi particolari. Si presentavano come filosofi, e dicevano che per difendersi dai malanni oppure per essere sicuri giorno dopo giorno, oltre Gesù Cristo bisognava adorare quelli che chiamavano gli elementi del mondo, astri o divinità collegate alla terra, al fuoco… sottomettersi a digiuni e regole legate al calendario, avere amuleti… Continue reading

Le beatitudini (Matteo 5:1-12)

Le beatitudini sono uno dei testi più noti dell’evangelo di Matteo. In Matteo questo è il discorso inaugurale di Gesù, dunque quello che dà il tono e la giusta interpretazione a ciò che succede dopo.

Per alcuni commentatori le beatitudini vanno intese come un testo messianico. “Le beatitudini disegnano i tratti di una figura ideale, quella di Gesù Cristo.” E quindi divengono i tratti del discepolo, come esempio del suo maestro. Le varie categorie di beati sono chiarite riferendosi dalla vita stessa di Gesù (e dunque dall’intero evangelo).

In questo senso sono contemporaneamente annuncio di grazia escatologica e comandamenti impliciti, e non c’è una interpretazione netta in un senso o in un altro. Continue reading

Quelli che annunciano (Luca 24:19-24)

Caravaggio Cena in Emmausus

Il Signore è risorto, Egli è veramente risuscitato!

Questo è il grido di gioia che fonda la chiesa, è il saluto di Pasqua, che anche la morte è vinta dal nostro Salvatore.

Non fu proprio questa, però, l’immediata reazione dei discepoli, e in questo spesso gli assomigliamo, per questo è sempre bello e utile ritornare a leggere l’emozionante brano di Luca sui due discepoli sulla via di Emmaus.

Eccoli, dunque, due discepoli di Gesù se ne ritornano a casa la sera di Pasqua, quella della Resurrezione, sono delusi e abbattuti, perché non hanno ben capito ciò che Gesù gli aveva spiegato e nemmeno hanno creduto all’annuncio delle donne… In quel momento un altro viandante gli si avvicina e gli chiede di che parlino: Continue reading

Caravaggio, Emmaus

Caravaggio Cena in Emmausus

Caravaggio dipinge in questo quadro il momento in cui i due discepoli che andavano a Emmaus, riconoscono il Cristo risorto:

Quando fu a tavola con loro prese il pane, lo benedisse, lo spezzò e lo diede loro. Allora i loro occhi furono aperti e lo riconobbero (Luca 24:30-31)

I due discepoli, rassegnati e tristi, se ne vanno la sera di Pasqua da Gerusalemme per ritornare al loro paese. Sconfitti. Avevano tante speranze nel Cristo, ma ora le hanno perse. Gesù risorto però gli si affianca per via, predica loro e al momento del cenare in una locanda fa un gesto che i discepoli gli avevano già veduto fare tante volte: benedire il pane prima del pasto, e che significava l’annuncio di Gesù: sarò sempre con voi. Continue reading

La serietà della vita umana

Venuta l’ora sesta, si fecero tenebre su tutto il paese, fino all’ora nona. All’ora nona, Gesù gridò a gran voce: «Eloì, Eloì lamà sabactàni?» che, tradotto, vuol dire: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?» Alcuni dei presenti, udito ciò, dicevano: «Chiama Elia!» Uno di loro corse e, dopo aver inzuppato d’aceto una spugna, la pose in cima a una canna e gli diede da bere, dicendo: «Aspettate, vediamo se Elia viene a farlo scendere».

Il salmo 22 che Gesù cita sulla croce, inizia parlando dell’abbandono di Dio, finisce però con parole di salda speranza. Gesù Cristo ha sperimentato l’abbandono non solo degli esseri umani, ma anche di Dio Padre stesso. Eppure anche quando sembra che Dio sia muto, lontano, la fede fa confessare che invece Egli è sempre il nostro Dio che ascolta le nostre suppliche e interviene per non farci perdere nella morte, ma per darci vita nuovamente.

Gesù, emesso un gran grido, rese lo spirito.

E la cortina del tempio si squarciò in due, da cima a fondo. E il centurione che era lì presente di fronte a Gesù, avendolo visto spirare in quel modo, disse: «Veramente, quest’uomo era Figlio di Dio!» (Marco 15:33-39)

La cortina del tempio, cioè un velo che faceva da paravento al luogo santissimo, concepito come luogo della presenza di Dio, si squarcia. Quello che era un luogo segretissimo e in cui nessuno poteva guardare, se non il sommo sacerdote in condizioni speciali, ecco che diviene visibile. Continue reading

Le Palme, vera festa

Ramo di palma

La folla, che segue e acclama Gesù che entra in Gerusalemme alle Palme, è quella che ha visto la resurrezione di Lazzaro e ha creduto quindi in Gesù come Messia.

Una gran folla di Giudei seppe dunque che egli era lì; e ci andarono non solo a motivo di Gesù, ma anche per vedere Lazzaro che egli aveva risuscitato dai morti. Ma i capi dei sacerdoti deliberarono di far morire anche Lazzaro, perché, a causa sua, molti Giudei andavano e credevano in Gesù.

Il giorno seguente, la gran folla che era venuta alla festa, udito che Gesù veniva a Gerusalemme, prese dei rami di palme, uscì a incontrarlo, e gridava: «Osanna! Benedetto colui che viene nel nome del Signore, il re d’Israele!»  (Giovanni 12:1-14)

Non tutti quelli che hanno assistito al richiamo in vita di Lazzaro, hanno creduto in Gesù. Anzi, alcuni, pur credendo a quella miracolosa vittoria sulla morte, decidono di andare a denunciare Gesù ai capi sacerdoti e questi decidono di farlo morire.

Alcuni oggi dicono “Ah! Se fossimo stati ai tempi di Gesù e lo avessimo visto fare quelle cose, allora sì, crederemmo in lui”. Consentitemi, questo non è così vero. Infatti, ci vuole umiltà per accogliere la notizia della vittoria sulla morte, perché va oltre la nostra comprensione razionale. Poi occorre coraggio, per cambiar vita rispetto a come siamo di solito. E infine serve ricevere lo Spirito, e non negarlo, per aprirci alla gioia. Continue reading

Guardare a Gesù ed è già la grazia

Lux lucet in tenebris

Gesù annunciò la sua sofferenza e morte varie volte ai suoi discepoli, per prepararli all’evento e dar loro gli elementi per interpretarlo. In uno di questi momenti Gesù parla di sé come Figlio dell’uomo e il suo essere crocifisso lo indica come il suo innalzamento:

bisogna che il Figlio dell’uomo sia innalzato, affinché chiunque crede in lui abbia vita eterna. Perché Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna. Infatti Dio non ha mandato suo Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. (Giovanni 3:14b-17)

Dunque, Gesù afferma che la sua morte sulla Croce è voluta dal Padre per donare vita eterna, per realizzare il suo amore, non per giudicare, ma per salvare il mondo. Il mondo? Sì, dice proprio il mondo. Continue reading